Club per l'UNESCO di Cleto

CLUB UNESCO CLETO

1. Ubicazione e descrizione del sito

            L’abitato di Cleto, in provincia di Cosenza, ha una popolazione di circa 1.500 abitanti, ma il suo comprensorio, sul quale abbiamo concentrato la nostra attenzione, ne conta circa 40.000 e costituisce un importante complesso territoriale/urbano collocato al centro della Calabria; comprende nuclei abitati collinari e costieri che si affacciano sul mar Tirreno e che si trovano a cavallo del confine che delimita le province di Catanzaro e Cosenza.
Si tratta sostanzialmente degli abitati posti lungo le due sponde del fiume Savuto: Aiello Calabro, Amantea, Belmonte Calabro, Cleto, Falerna, Nocera Terinese, S. Mango d’Aquino, Grimaldi, Serra d’Aiello, Fiumefreddo, Falconara Albanese, Lago, Longobardi.
 


             

 

2. La storia tra fonti e leggende: le origini di una civiltà rupestre

            La leggenda narra di Pentesilea, figlia di Otrera e di Ares, regina delle Amazzoni, la quale, durante una battuta di caccia, uccide per errore con una freccia la sorella Ippolita, e per sfuggire alle Erinni trova scampo a Troia. Purificata da Priamo, Pentesilea si distingue in battaglia sopprimendo molti Greci e respinge più volte Achille dalle mura della città assediata; ma alla fine l’eroe greco la uccide con una lancia.
È allora che Achille s’innamora del corpo della regina ormai senza vita, e chiede ai Greci di dare ad esso degna sepoltura. Ma Tersite, il più brutto della spedizione greca, sfigura Pentesilea e Diomede getta il corpo nello Scamandro. Nel frattempo l’amazzone Cleta, nutrice di Pentesilea, saputo che la sua regina era fuggita a Troia dopo la morte di Ippolita, si mette in mare per raggiungerla, ma durante la navigazione è spinta da venti contrari sulle coste della Calabria, dove fonda una città a cui impone il suo nome e sulla quale inizia a dominare.
Cleta (così è chiamata la città nelle fonti classiche) diventa ricca e importante ed è coinvolta nella lotta tra Ioni e Achei che per lungo tempo caratterizza la vita della Magna Grecia; sconfitta dall’esercito di Crotone nel 534 a. C., è abbandonata dagli abitanti superstiti, i quali scendono sulla costa e concorrono alla fondazione di Clampetia, la futura colonia romana che cederà poi il posto alla Nepetia bizantina e alla moderna Amantea.
L’intero territorio, nel suo complesso, rappresenta un unicum dal punto di vista storico e archeologico, con al centro due importanti città greche e romane – Temesa e Terina – interessate da racconti mitologici (Polite compagno di Ulisse, Eutimo pugile locrese più volte campione olimpionico, la sirena Ligea) e da riferimenti letterari che vanno da Omero a Licofrone.
Numerose campagne di scavo hanno attestato la presenza di insediamenti umani tra i più antichi della Calabria, con l’esercizio di attività economiche favorite dallo sfruttamento delle acque dei fiumi Oliva, Turbolo, Savuto e Grande, di attività commerciali lungo le rotte che collegano le Eolie con la foce del Savuto, e con la diffusione di una classe artigianale fortemente acculturata che fabbricava vasi di tipo greco a pareti sottili e con argilla ben depurata.
Fra le più importanti testimonianze che le località interessate hanno restituito nel corso degli anni possiamo citare:

  • le tombe a grotticella artificiale per sepolture plurime (famosa quella di Pantano di Cleto, con influenze micenee)
  • il santuario di Imbelli verso il Cozzo del Piano Grande di Serra d’Aiello che ci riporta alla fase achea di Temesa
  • una necropoli achea con vasi provenienti dall’Attica a Campora S. Giovanni (frazione di Amantea)
  • una villa romana a Pian delle Vigne a Falerna
  • ultima, ma solo in ordine cronologico di ritrovamento, la “necropoli di età greca in località Portavecchia di Nocera Terinese”
  • ancora… Temesa e Terina, città prima indigene, poi greche e poi romane, nei confronti delle quali esiste una secolare tradizione di scavi coi risultati ampiamente riportati dalla letteratura antica e moderna.

           
L’unicità del territorio si conferma anche in età medievale, quando i monaci basiliani, giunti al seguito dell’esercito bizantino, fanno rivivere la lingua e la cultura greca, costruiscono monasteri nei pressi dei centri abitati, valorizzano i terreni da coltivare e risvegliano le attività agricole (olio e grano sono esportati a Costantinopoli).
La presenza di unità abitative rupestri, di grotte, cisterne, silos e tracce di percorsi viari testimoniano l’efficace gestione agricola del territorio, tanto da far dire agli studiosi che il territorio attorno a Cleto rappresentava, allora, un immenso granaio (Convegno di Studi di Campora San Giovanni del 2007), mentre Amantea diventava sede di diocesi e difendeva le sue prerogative dagli assalti dei guerrieri saraceni.
L'antico borgo di Cleto è interessato, a partire dalla sommità, da un notevole fenomeno rupestre del quale permangono significative testimonianze.
Molte grotte oggi sono occultate dalle abitazioni in muratura che spesso, addossandosi alla roccia, sfruttano i preesistenti ambienti scavati come cantine, depositi o stanze.
Le unità rupestri visibili si presentano nella maggior parte dei casi in un discreto stato di conservazione.
Si riconoscono, all'interno del tessuto urbano, grotte, silos, cisterne e residui dell'antico percorso viario in pietra, costituito quasi interamente da scalinate. Le derrate alimentari erano conservate all'interno dei silos posti in prossimità delle unità abitative.

            E’ importante sottolineare che la particolare conformazione dell’abitato di Cleto ed il suo profondo rapporto con la natura, con la rupe con la quale si fonde, è oggetto ancora oggi di attenzione continua da parte di tanti studiosi.
            Tra gli altri, Maggiorino Iusi – Università della Calabria – descrivendo Cleto/Pietramala afferma “…si tratta di qualcosa di più di un generico luogo. Si tratta piuttosto di un fenomeno storico-antropologico riferito a un particolare tipo di insediamento rupestre, che fa capo alla parola Petra e su cui conviene riflettere…” (Filologia Antica e Moderna, 2006 Rubettino ed.

 

 

            L'unicità dei luoghi si conferma storicamente anche con gli Aragonesi, quando Francesco Siscar, nobile di Valencia venuto in Italia al seguito di Alfonso d’Aragona, riesce a creare attorno ad Aiello un grande Stato feudale, che riunisce le terre di Pietramala, Serra, Motta di Savutello, Casal di Lago e Laghitello, e che confina con Amantea, frequentata da mercanti pisani e sede di dogana e fondaco dove si riscuotono i diritti sul movimento delle merci.
I Cybo dei duchi di Massa ad Aiello, i Giannuzzi-Savelli a Cleto (chiamata allora Pietramala) e i d’Aquino con il loro stato tra l’Amato e il Savuto (che comprendeva Castiglione, Falerna, Savuto oggi frazione di Cleto e quindi San Mango) mantennero più o meno inalterate le caratteristiche urbanistiche, economiche e sociali del territorio, con la sola eccezione di Nocera Terinese, città demaniale al tempo dei Normanni, ceduta da Federico II all’Abbazia benedettina di S. Eufemia e diventata feudo religioso posto prima sotto il baliaggio di Sant’Eufemia e poi sotto i Cavalieri di Malta.
Le vicende storiche degli abitati che costituiscono l’ambito territoriale del futuro “Club Unesco Cleta” hanno lasciato non solo testimonianze storiche e letterarie, ma anche urbanistiche e architettoniche come di seguito riepilogate.

3. Valori storico-ambientali

            Pendici e boschi di faggio e pino nell’area del Monte Mancuso e Monte Castelluzzo, nella    zona litoranea tirrenica catanzarese.
Piantagioni di ulivo e vite nei centri collinari.

4. Beni architettonici

            Resti del castello medievale ristrutturato a Cleto
 
Strutture megalitiche e strutture arcaiche in diverse località.
Vestigia di insediamenti preistorici e ritrovamenti di utensili e tombe su tutto il territorio.
Tracce storiche relative ad un’antica opera viaria riconducibile probabilmente al tracciato
della Via Popilia.
Ruderi e resti di fortificazioni medievali a Castiglione di Falerna.
Ruderi e resti del castello angioino a Savuto
Palazzi signorili
Chiese ed edifici sacri disseminati nei centri urbani lungo tutto il territorio.
Torri di guardia di epoca vicereale spagnola lungo le coste del Tirreno.

                 

 

5. Enogastronomia

            La zona, soprattutto del Savuto, è ricca di piante d'ulivo e vigneti la cui valorizzazione rappresenterebbe una grande risorsa per l'intero territorio.