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La Rosa d'Ajello

romanzo di Sergio Ruggiero

Il parere di Rossana Castriota
Quando gli amici della Mondadori mi hanno sottoposto in visione il libro “La Rosa d'Aiello” per commentarlo insieme all'autore (per carità da giovane appassionata lettrice e amante della letteratura e non certo da psicologa!), non avrei mai pensato di ritrovarmi catapultata all'improvviso  sul tirreno cosentino, nell'anno del Signore 1273, nell' antico borgo di Aiello Calabro e conoscere templari, donzelle, cavalieri e Angioini. Come una macchina del tempo, se sfogliate le pagine del romanzo, prendono vita numerosi personaggi, si odono i rumori delle armi e delle botteghe artigiane, si vede il vecchio borgo medioevale risorgere sotto i nostri occhi ed al ritorno di questo viaggio magico si rimane colpiti dalla narrazione come da un incantesimo!

Il romanzo storico gode di buona salute in Calabria. L'autore, l'ottimo Ruggiero, sviluppa una narrazione avvincente e mai pedante. Ricercati sono i riferimenti storici, filologici e simbolici ma mai usati all'interno del racconto come fini a se stessi o per il gusto puro dello sfoggio intellettuale, bensì con orgoglio per il glorioso passato illustre calabrese, come blasone per simboleggiare, oltre che le vicende storiche, l'indomito carattere delle genti calabre orgogliose, fiere e degne di riscoprire il loro nobile passato. È questo che Ruggiero fa: ci offre l'occasione di conoscere pezzi di storia importante della nostra regione, ci da gli strumenti per capire che rinascere dalle ceneri del passato è facile per le genti del sud che spesso dimenticano di avere una storia e delle radici, le quali vanno riscoperte e rispettate per arrivare al rispetto di se stessi e della propria cultura e origine. La corte di Federico Secondo, Stupor Mundi, ed i personaggi che vi gravitavano, rivivono nei personaggi del romanzo. Le menti illustri, i valorosi combattenti Ruggiero canta con la passione e con lo slancio calabro.   

Sotto questo punto di vista il libro di Ruggiero non è un semplice romanzo, ma una chiave di volta per aprire orizzonti vasti e poco conosciuti. La narrazione è si avvincente, ma sarebbe riduttivo parlare della “Rosa di Aiello” solo riferendosi all'intreccio romanzato originale e mai banale o alla scrittura efficace e scorrevole. Il romanzo è qualcosa di più nella sua stupefacente originalità: è una mappa che ci guida nella memoria storica, nella ricerca appassionata di gioielli (architettonici, simbolici, umani) che ci appartengono da sempre e che non sappiamo di possedere. Questa è l'impressione di una semplice lettrice, non di una studiosa né di una storica, che alla fine del viaggio proposto dall'autore, come novella Alice nel paese delle meraviglie, si è svegliata arricchita e stupita per tanta bellezza e sorpresa. 

Rossana Castriota, psicologa, Cosenza

 

 

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