Sono poco avvezzo a recensioni, commenti e critiche di qualsivoglia opera d’arte – un romanzo nel Suo caso - , perché secondo me, il frutto di chi compone è talmente personale, intimo, che ognuno deve e può emozionarsi come meglio crede. L’opera, a mio avviso, si presta molto bene al duplice scopo di far conoscere un periodo storico da molti definito oscuro, e al contempo di far vivere una storia d’amore che nella semplicità si rivela di una potenza straordinaria. Essendo un appassionato di storia, di storia medievale soprattutto, la cornice storica che pervade l’intero romanzo – un’ Amantea e un’Ajello, ai più sconosciute, diventa pagina dopo pagina materia intricante e affascinante. Il salto temporale in un’epoca lontana è nitido, senza alcuna sbavatura, per merito di una scrittura coinvolgente, lineare e mai banale. Le cittadine, gli anfratti, i porti, le grotte, sono descritti in maniera impeccabile, le istantanee consentono un tuffo nel passato degno dei migliori romanzi storici. Superba anche la caratterizzazione dei personaggi; si intuisce già dalle prime battute lo spessore umano e psicologico dei vari Goffredo di Maine, Fosco, Alpetragio, Raniero, Rosa e tutti gli altri. La varietà caratteriale degli uomini e delle donne che “vivono” all’interno del libro può essere ascrivibile ad ogni tempo, anche e soprattutto al nostro, dove intrighi, invidie, sete di potere e ricerca spasmodica dell’ineffabilità dello spirito sono sempre validi e sempre ci accompagnano. Poco “universale”, credo, sia la figura di Rosa e del mondo che la circonda: si intravedono anticipazioni delle donne stilnoviste, della Beatrice di Vita Nuova, e in parte della Laura petrarchesca. Per quanto possano essere degne di considerazioni queste mie impressioni, è un libro che consiglio vivamente. Per la materia trattata, per la trama romanzesca, per la qualità letteraria – linguistica, per l’abilità di un mio conterraneo.