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La Rosa d'Ajello

romanzo di Sergio Ruggiero

Antonio Rizzuti


C’è uno strano fremito che scorre nelle pagine del libro. Un brivido caldo e sapiente che fa sussultare le vene di amore e di speranza. Io che sono un ragioniere della lettura non saprei definire a quale genere di romanzo appartenga “LA ROSA D’AJELLO”. E’ sicuramente un romanzo storico che si svolge nel periodo ben definito a me molto caro, importante per lo svolgimento di quei fatti rappresentativi dell’ideale ponte di pace che la nostra Calabria incarna; ma è anche un romanzo gotico perché l’epoca e i personaggi sono da collocare nel periodo connotato da Nilo da Rossano, Gioacchino da Fiore e i Templari, significando la profonda spiritualità di luoghi a noi cari. E’ anche un romanzo storico sentimentale perché i personaggi, soprattutto Rosa e Folco da Perugia, sono inquadrati nella vicenda storica delle nostre amate Ajello ed Amantea.
Da gioachimita convinto mi piace sottolineare che il romanzo è contestualizzato ad Ajello con le sue storie, Petramala oggi Cleto, tanto cara alla famiglia di mia moglie, Giannuzzi Savelli, Fiumefreddo con la sua abbazia di Fonte Laurato, ed infine Amantea. Mi permetto di andare oltre: il protagonista Folco da Perugia è nato proprio in quel quadrilatero costituito da Loreto, simbolo Templare, Assisi, la città del Santo, primo a predicare la fratellanza universale, ed infine Aquila, come noto la Gerusalemme in terra italica, per la struttura urbanistica. Voglio ricordare che Aquila è patria del grande Celestino V, allievo di Gioacchino da Fiore, che ha iniziato la cerimonia della “Perdonanza”  alla data del 29 Agosto di ogni anno.
Mi è capitato di stare inchiodato alla sedia leggendo “La Rosa d’Ajello”, come solo con la lettura de “Il padrino” mi è capitato, nel 1970, e mentre ne “In nome della Rosa“ all’esito della lettura ho riscontrato motivi di perplessità, ne “La rosa d’Ajello” non posso contestare nulla. Nella figura del drago dalle sette teste è apparsa evidente la profezia dell’abate florense: Carlo I° d’Angiò è il vero anticristo perché aveva eliminato nel 1268 l’erede della dinastia sveva Corradino. La sistematicità degli avvenimenti e la spiegazione del “Fiore dell’apocalisse”, non solo riconferma la mia intuizione sull’ottagono quale simbolo di unione dell’Uomo con Dio, ma afferma altresì che le tre religioni monoteistiche, come dice Gioacchino da Fiore, appartengono ad un’unica sorgente creatrice che è Dio, punto di partenza e di arrivo di ciascuno. Esistono molti libri sulla faccia della libreria, ma “La rosa d’Ajello” suscita quel potenziale legame d’amore per cervelli abituati alla lettura come modestamente io ritengo d’essere.

 

 

 

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