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Un pò di STORIA LOCALE


Da : STORIA DI AMANTEA di Gabriele Turchi

Le origini di Amantea si perdono nella notte dei tempi ed è impossibile stabilirle con esattezza. Certo è che nel suo territorio sin dai primordi della civiltà vi furono insediamenti umani. La configurazione geografica di questo tratto di costa non era nell’ antichità come quella attuale, poiché il mare, penetrando profondamente nella pianura, lambiva le basi delle colline, formando un’ampia insenatura tra il promontorio di Conca a sud e quello del fiume Veri a nord. Tali promontori a giudizio unanime di tutti gli storici antichi, dal Barrio’ al Fiore al Marafioti al De Amato al Ferrari sono da identificarsi con il capo Tyllesius e con il capo Linus dell’antichità, menzionati da Licòfrone nella sua “Alessandra”, e precisamente il capo Tyllesius con l’attuale promontorio di Conca ed il capo Linus con l’attuale capo Veri. La catena montuosa, di cui questi due promontori costituivano e costituisco no le estreme propaggini, veniva dagli antichi Greci indicata col nome di colli o monti Tyllesii culminanti con l’alta vetta del monte Cocuzzo, il cui nome deri va probabilmente dal termine greco cacòs cutòs, cioè cattiva caverna o monte della cavità, forse per la sua origine vulcanica in tempi ancora preistorici. I due scogli “Isca”, che emergono dal mare a breve distanza dalla costa, venivano anch’essi detti dagli antichi Tyllesii scopuli o “scogli di Lea” e sono forse da identificarsi con gli skopelos Taurianòs che le antiche fonti pongo no in relazione di contiguità con Temesa e che certamente rappresentavano un punto di riferimento marittimo per la navigazione lungo la costa. Se vogliamo prestar fede al mito ancora vivo nel 300 a.C. ed al quale Licòfrone accenna nella sua “Alessandra” nei versi 993-1007, e se vogliamo a tale mito attribuire un fondo storico, dobbiamo dire che nel territorio di Amantea, probabilmente nella piana di Campora San Giovanni, nella attuale località “Principessa”, coloni greci guidati dall’amazzone Clete, presero dimora intorno al 1100 a.C.. Alcuni studiosi ritengono Licòfrone non attendibile dal punto di vista storico, essendo la sua un’opera allegorica e di fantasia. A nostro modesto avviso Licòfrone, che largamente attinge dallo storico Timeo di Taormina intende narrare le avventure dei Greci reduci da Troia che dopo tanti “errores” approdarono sulle coste italiche, così come ricorda va la tradizione ancora viva ai suoi tempi. L”Alessandra”, al pari dell”Odissea” di Omero, è quindi la narrazione di antichi fatti storici, anche se poeticamente esposta sotto forma di profezie di Cassandra. Secondo il mito ripreso da Licòfrone nell’”Alessandra”, i coloni greci fondarono in questo territorio una città di nome Clete, governata da regine dello stesso nome e ciò fa pensare che presso la predetta colonia vigeva l’istituto del matriarcato, di origine indigena. Tale città fu poi espugnata e distrutta dai Crotoniati, che per vincerne la strenua resistenza dovettero subire molte perdite. Ciò dovette avvenire verso il 600 a.C., quando Crotone incominciò ad estendere la sua egemonia su tutte le colonie greche della Calabria.


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