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Un pò di STORIA LOCALE


Da : STORIA DI AMANTEA di Gabriele Turchi

Ma è altrettanto probabile che Clampetia sia stata fondata dai superstiti abitanti di Clete, sfuggiti all’eccidio ed insediatisi un po’ più a nord della loro città distrutta. Certo è che la sua origine risale all’epoca della espansione crotoniate sul versante tirrenico. Clampetia è menzionata da Pomponio Mela (I secolo d.C.) nella sua “De Chorographia” (Il, 69) ed è riportata sulla Tabula Peutingeriana (età imperiale) a quaranta miglia romane a sud di Cerillae (Cirella) ed a dieci miglia romane a nord di Temesa o Tempsa’ Nella sua “Naturalis ilistoria” (III, 72), Plinio ricorda che presso Clampetia e Temesa sorgeva anche un Portus Parthenius Phocensium o Paticos, e Strabone nel libro VI, 255 della sua “Geografia” afferma che Temesa era vicina a Terina’ Quasi tutti gli storici sono oggi d’accordo nel collocare l’antica Clampetia sulla costa, nell’area dell’attuale Campora San Giovanni. L’attività principale di Clampetia era il commercio. Essendo porto di mare, era quotidianamente a contatto con naviganti greci, fenici, egizi, cartaginesi, siculi ed etruschi, le cui mercanzie venivano poi scambiate con i pro dotti agricoli dell’entroterra, provenienti da Pandosia e più tardi da Consentia, capitale della Confederazione Bruzia. Nell’attuale territorio di Amantea numerose sono le testimonianze di antichissimi insediamenti dal neolitico all’età del bronzo. A mezzo chilometro circa a nord dell’abitato di Campora San Giovanni sono stati riportati alla luce manufatti litici, ceramici ed in ossidiana. Il che ci fa dedurre che questo tratto della costa tirrenica era frequentato dall’attività commerciale delle isole Eolie. Nella località “Imbelli” di Amantea sono state rinvenute tombe a cassetta di embrici con suppellettile a figure rosse e vernice nera e le mura perimetrali di un antico edificio di culto, senza colonnato, di forma rettangolare (m. 30 x m. 10) con resti di recipienti votivi. In località “Cuccuvaja” di Amantea sono stati rinvenuti nel 1931 fortuitamente quindici pezzi di un piccolo complesso funerario, oggi conservati nei magazzini del Museo Nazionale di Reggio Calabria. Nella località “Principessa” di Amantea sono stati trovati manufatti in ceramica databili dal I al IV secolo d.C. in un complesso murario di età imperiale romana, che si estende sulla pianura costiera per più di trecento metri in direzione nord-sud e per circa cento metri in direzione est-ovest, che potrebbe riferirsi ad una villa sul mare e darci forse l’esatta ubicazione di Clampetia. Interessante sarebbe anche esaminare il fondo marino nella zona antistante questo tratto di costa, perché potrebbero trovarvisi delle opere murarie sommerse. A questo periodo risalgono, oltre i reperti archeologici di Campora San Giovanni, anche quelli della contrada “Cuoco” di Belmonte, consistenti in tombe ad embrici ed anfore, ed il tempietto greco della frazione “Annunziata” del comune di Belmonte, dedicato a Venere, figlia di Dione, ed alle divinità delle selve trasformato poi in chiesetta cristiana, detta di S. Maria dei Greci. A Clampetia fiorenti erano anche l’attività marinara ed il commercio della pesca; ce lo documentano due piatti di argilla bicroma in rosso e nero, con raf figurazioni ittiche del V-IV secolo a.C., ritrovati nel territorio di Arnantea e conservati attualmente nel Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria. La città greca di Clampetia era una colonia di Crotone e come tale ebbe il suo periodo di maggiore sviluppo tra il V ed il IV secolo a.C., quando, com battendo contro i Lucani, riuscì, con l’aiuto dei Crotoniati, ad estendere il suo dominio sull’entroterra ed a soggiogare Pandosia, abitata da Lucani. Pandosia sorgeva nelle vicinanze di Cosenza, presso l’attuale Mendicino, nella contrada che ancora conserva il nome di “Pantusa”, nelle adiacenze del fiume Acronti, che, scendendo da monte Cocuzzo, sbocca nel Crati presso Cosenza ed altro non è se non l’antico fiume Acheronte, che bagnava Pandosia e sulle cui sponde fu ucciso nel 330 a.C. da un lucano Alessandro I il Molosso, re dell’Epiro, zio di Alessandro Magno e cognato di Filippo Il di Macedonia, accorso in aiuto delle città greche a difendere le mura di Pandosia dall’assalto dei Bruzi.


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